Storia


STORIA DI GURONE



Gurone (dal dialetto grande gola= valle del fiume Olona), dai documenti finora conosciuti, compare la prima volta nell’anno 1109, indicata come località che faceva parte di Bizzozero: la notizia è contenuta in un atto di vendita che MARINO del fu Martino detto de Cesarii e RICHA del fu Adamo Cuxo di Bizzozero, coniugi, di legge longobarda, fanno a favore di BRUNONE del fu Adamo di Bosto, prete della chiesa di San Vittore inVarese: vendita due due campi in Bizzozero in località << GUIRONI >>, rispettivamente a Mezanico e in Cermancioni per dodici soldi di denari buoni milanesi.)

Ciò significa che Gurone come località esisteva già molti anni prima del 1109.


La dipendenza patrimoniale di Gurone da Bizzozzero, dato isolato se rapportato al nome di Martino e della moglie Richa che fanno cessione del loro terreno in Gurone, conosce la complessità delle trasformazioni legate al costituirsi di grandi proprietà fondiarie attornp a certe nobiltà in ascesa; tra queste i Lovati di Malnate che nei primi anni del secolo XIII fanno acquisti di terreni di considerevole estensione a Malnate e a Bizzozero o cedono a San Vittore di Varese in cambio di terre di Malnate “ integritatem totius decime et iure decimationis in loco et territorio de Malnate”, escluse le decime sulla terra “ de loco Besozalo vel de Guirono” 16 luglio 1229) (cfr. LA CAVA II, pag. 29)


Ma un’immagine ormai completa di Gurone è quella contenuta in una pergamena di San Vittore, non datata ma da collocarsi a metà del secolo XIII: tale documento, atto preparatorio di una vasta vendita comprendente tutto o in gran parte il territorio di Bizzozzero, Gurone incluso, rappresenta un’analitica ricognizione ambientale della complessa realtà geografica tramite una vasta gamma di tipologie catastali, nomi di proprietari, confini di terre, nominativi di massari.

Tale pergamena, che manca di intestazione originaria, nel 1700, ad opera dei fratelli Comolli, aveva ricevuto, in difetto della data topica e cronica, il semplice titolo di << In-ventarium bonorum Guroni >>. (ibidem pag. 32)


L’immagine di Gurone va colta per balenii improvvisi e ricostruita a ritroso nel tempo… : piccola comunità in un gruppo di case su una amena altura (sopra la valle dell’Olona), cinta da una fascia di boschi di faggi, quercie, castagni… sorvegliato a lato dall’antica Gualda, il bosco così chiamato da una popolazione germanica che vi ha lasciato nel nome il segno della sua presenza.; località impervia da un lato, con una discesa invece più dolce verso il punto in cui la valle si allarga in una vasta conca solcata dall’Olona che raccoglie i corsi d’acqua, da un lato e dall’altro, da sorgenti perenni o da più alti declivi.

Ad oriente Gurone vede il suo territorio sollevarsi leggermente scandito da balze e terrazzamenti che il lavoro ha spisnato sottraendolo alla selva e disseminando di noci e di viti e, in secoli successivi, di gelsi… fino alla località in “summo monte” corrispondente alla denominazione “Belvedere del Catasto Teresiano”. (ibidem pag.35)

Nel << Liber notitiae sanctorum Mediolani >>, elenco tardo-duecentesco delle chiese e cappelle nella diocesi Ambrosiana, Gurone non viene direttamente menzionata ma appare evidente che, nella ricerca di una chiesa dedicata a San Lorenzo, dobbiamo identificare quella di Gurone come l’unica assegnata a tale santo in territorio di Bizzozzero, citata così: “Bexozano, ecclesia sancti Laurentii”. Non vi è dubbio quindi che l’origine del non più esistente (!) chiesa di Gurone fosse medioevale! (cfr. LA CAVA 1998, pag. 60)


MEDIOEVO 

(cfr. LA CAVA, 1998, pag. 59)

Gli atti notarili, fortunatamente conservati, sono assai precisi nell’elencare i nomi degli intervenuti alle riunioni di popolo che si tenevano o nella piazza del villaggio o in chiesa, fin dal Medioevo: con un rituale costante nel tempo, alla presenza di un notaio, i capifamiglia si radunavano secondo un sistema che oggi chiameremmo “democrazia diretta”…il tutto veniva poi ratificato dall’autorità superiore.

Gli abitanti di Gurone, battaglieri, ricercarono per secoli un’autonomia che fu poi loro concessa solo nei secoli XVII e XVIII. Ne sono testimonianza proprio i verbali di molte adunanze comunali soprattutto dal Cinquecento in poi.

Gli abitanti dell’antica Gurone vissero stretti attorno alla loro chiesa di San Lorenzo, ma senza la certezza della continua assistenza spirituale che deriva dalla presenza di un sacerdote residente. Del resto né i parroci né il Comune di Bizzozzero furono mai troppo solleciti nell’assecondare i desideri e le esigenze che provenivano dall’altro versante della valle.








CINQUECENTO 

(cfr. LA CAVA, 1998, pag. 61)

Con il Cinquecento si giunse alla prima, forzata, sottrazione di Gurone da Bizzozero e alla sua breve annessione alla parrocchia di Malnate.

Nel 1568 la Curia arcivescovile considerò la difficoltà dell’accesso a Gurone attraverso una “vale dirupatisima” e impose l’unione pura e semplice con Malnate , testimoniata dai libri dei battesimi e matrimoni di quast’ultima parrocchia. Ciò provocò l’aspra replica dei Guronesi (erano poco più di un centinaio!), i qualii ri-volsero all’Arcivescovo accorate suppliche “non sapendosi la cosa perché” e sottolineando la “gran di scomodità delli abitanti di Gurono et diferenza delli loro tempi votivi con quelli de Malnà”. Inoltre si erano accorti, molto più prosaicamente, che il Marnatesi volevano obbligarli a contribuire alle riparazioni della chiesa di San Martino… cosa che certamente non li trovava d’accordo.

Visto che il parroco di Malnate, Donato Carcano, non si occupava di loro con la necessaria assiduità, i Guronesi riuscirono nel 1569 a tornare sotto la cura di Bizzozero, riconoscendo per loro curato il parroco Ludovico Catiglioni ed impegnandosi al versamento di uno staio di frumento in cambio dell’amministrazione dei Sacramenti.

La successiva visita pastorale di San Carlo Borromeo (1574) ratificò questa situazione destinata a non mutare per quasi due secoli

Gli atti della visita forniscono particolari interessanti sulla chiesa di San Lorenzo testimoniando, tra l’altro, che essa era consacrata, aveva la volta sopra l’altare “tota picta sed vetus”, le pareti erano parte imbiancate e parte affrescate ma con “picturecorrose”. L’edificio versava insomma in cattive condizioni e l’aggettivo “indecens” ricorre più volte. Il cimitero si trovava davanti all’ingresso.

Censimento del 1574 voluto da San Carlo Borromeo con questi capifamiglia di Gurone:

Bernardino De Maffiolo, massaro (13 membri in famiglia)

Bernardino Della Liguarna, pisonante (5 membri in famiglia)

Francesco El Brughiera, massaro ((5 membri in famiglia)

Battista De Angelo, pisonante (6 membri in famiglia)

Gio Maria Battaino, pisonante (4 membri in famiglia)

Bartolomeo Meredino, pisonante (5 membri in famiglia)

Nicolò ditto Il Cola, massaro (9 membri in famiglia)

Francesco Tesorino, massaro, (7 membri in famiglia)

Francesco Battaino,massaro (8 membri in famiglia)

Paolino Battaino, massaro (8 membri in famiglia)

Antonio Battaino, massaro (30 membri in famiglia)

Cristoforo Brambilla, massaro (21 membri in famiglia)

Bertolla ditto Molinaro, massaro (10 membri in famiglia)

Bernardino Onagro), nassaro (10 membri in famiglia)

Paolino Brambilla, massaro (6 membri in famiglia)

Tomaso Brambilla ditto Il Fra, cavalcante (4 membri in famiglia)

Caterina ditta La Bosetta, vedova (2 membri in famiglia)

massaro = lavoratore di terra con aratro e buoi, tanti ettari, e divide il raccolto col proprietario

pisonante = lavoratore di terra bracciante, pochi ettari, e paga fitto in derrate al proprietario

(cfr. LA CAVA 1997, pag. 94)

Nel 1612 il cardinale Federico Borromeo permise che nella chiesa di San Lorenzo si costruisse il Battistero( fatto togliere da San Carlo nella citata sua visita), ma la cura pastorale da parte di Bizzozzero non fu mai esercitata con continuità e non si contano le proteste delgi abitanti di Gurone a questo riguardo.


SEICENTO: il comune autonomo 

(cfr. LA CAVA, 1998, pag. 62)

Non riuscendo ad ottenere alcun miglioramento nel campo religioso, la comunità di Gurone riuscì, nel corso del seicento, ad affermare finalmente la propria autonomia dal Comune di Bizzozzero

Il documento notarile che sancì la nascita del Comune di Gurone porta la data del 17 febbraio 1635 ed è il primo passo verso una definitiva e completa indipendenza.

La riunione (“il convocato”) dei capifamiglia di Gurone e di Bizzozzero decisero “che si habbia da separare… di commun consenso la detta comunità di Gurone da quella di Bizzozzero, in modo tale che da hora inanti … la detta comunità di Bizzozzero habbia da costituir un Comune co li abitanti nel detto luogho di Bizzozzero et li Habitanti nelle cassine a quello unite, con li possidenti beni in esso territorio ancorché ivi non abitanti solamente; et parimenti quelli che abitano nel detto luogo di Gurone et lui territorio, cioè di là dell’Olona, con li possidenti beni in detto territorio solamente, habbiano da costituire un altro Comune”.

Si decise che Gurone avrebbe pagato dodici staia di sale e che tutti gli altri oneri sarebbero stati ripartiti secondo il rapporto del sale.

Da quel momento le vicende civili di Gurone e Bizzozzero iniziarono cammini separati, seppur paralleli, e negli anni che seguirono furono necessarie le ratifiche delle Autorità del Ducato.

I primi atti a rilevare con chiarezza anche grafica del nuovo Comune, saranno, nel secolo successivo, quelli del Catasto Teresiano.


SETTECENTO: la parrocchia di San Lorenzo

(cfr. LA CAVA, 1998, pag. 63)

All’inizio del secolo XVIII non era ancora risolto il problema della parrocchia.


Nella chiesa di San Lorenzo v’era, dal 1663, una cappellania semplice di patronato della famiglia Piccinelli, ma certamente né la residenza né l’impegno pastorale degli investiti fu mai troppo rilevante.

La cappellania era stata fondata con atto del 17 luglio 1663 dalle sorelle Violanta e Camilla Galbiati. Solo il 12 settembre 1665 il chierico Ippolito Piccinelli prese possesso del beneficio per procura. Ecco un elenco dei cappellani: Ippolito Piccinelli (1665-1733)

Giulio Giuseppe Pallavicini (1733-1768)

Francesco Corneliani (1768-1799)

Carlo Coneliani (1800-1807) da qui poi non si hanno più notizie dei cappellani di San Lorenzo in Gurone.

Già nel 1716 il Vicario Foraneo di Varese lamentava infatti che “agli oratori del luogo di Gurone manca un sacerdote che, per comodità di tale popolazione abbastanza distante da detta parrocchiale di Bizzozero, celebri, almeno nei giorni festivi e votivi, sebbene si dica che a quest’onere sia obbligato il reverendo Ippolito Piccinelli, titolare di San Lorenzo di Gurone…”.

Quindi c’era una certa confusione in quanto, per la chiesa di San Lorenzo, esistevano con-temporaneamente un cappellano e un parroco (quello di Bizzozzero).

A complicare ulteriormente le cose, si aggiunga che nel 1724 fu eretto un altro beneficio nella chiesa dedicata alla Natività di Maria, oggi detta Sant’Anna, per iniziativa del canonico di S.Vittore in Varese Alfonso Bizzozzero, che riservò a se e ai suoi successori il diritto di presentazione del cappellano. Il primo investito fu il chierico Carlo Giovanni Bernasconi, poi parroco di Giubiano.



Nel 1735 fu fondata la Confraternita o <<Compagnia di Nostra Signora Immacolata>>, testimoniando così la grande devozione verso l’immagine della Vergine esistente nella chiesa di San Lorenzo.



Giungiamo così agli anni quaranta del Settecento con una curiosa situazione: a Gurone vi erano due chiese, due benefici, due cappellani, ma la dipendenza da Bizzozzero era ancora immutata e la cura animaruma del tutto carente.

Si crearono ulteriori controversie col curato di Bizzozzero che scriveva così al Vicario Generale: “… perché non creda tutto ciò li verrà rappresentato dalli appassionati Guronesi, non avendo essi la mira al bene spirituale ma più tosto alla vanagloria ed ostentatione”.

I Guronesi replicarono allo stesso Vicario così: Caso veramente particolare che circa 400 anime abiano a vivere senza Sacramenti, senza dottrina cristiana, senza prediche e senza afatto disciplina cristiana: credo che ne’ Paesi dove non si esercita la religione cristiana volendo vi sarà più carità e più conclusione. Il signor Curato non può vedere quelli di Gurone, sparla e dice che sono male lingue. Le donne e i figlioli di Gurone non sanno quasi cosa sia la Legge di Dio: sono in positura, questa povera gente, di abbandonare e casa et altro e portarsi altrove, o èrocesionalmente da Sua Eminenza dimandando agiuto, o a Roma, ma prima implorano di Vostra Signorìa Illustrissima e Reverendissima carità et assistenza… Se quelli di Gurone vanno a Bizozero in chiesa si sentono a <<butonare>>, e dire che sono quali ribelli, onde può succedere del male; e se non si dà providenza non sono quasi più obligati quelli di Gurone in numero di 348 a non osservare la Legge di Dio perché li son levati li mezzi con loro gran dolore e passione… Credendo francamente la comunità di Gurone che possa trovare carità e giustizia dal suo Pastore, che non vorà che le sue pecore vadino raminghe senza assistenza d’un confessore, et abiano ad averele sue fonzioni di dottrina cristiana… Mai un Vespero, mai una Messa cantata con formalità, mai una benedizione: insomma non sanno confessarsi gli adulti e li piccoli sanno cantare delle canzoni e non sanno altro. E’, in una parola sola, popolo abbandonato!”

A tale situazione il parroco Turlanda tentò di porre fine nel 1742 con un componimento amichevole, approvato dalle Autorità superiori, che istituiva a Gurone un (terzo!!!) cappellano “mercenario”, da eleggere da parte degli stessi Guronesi, il quale avrebbe dovuto fungere da “quasi-parroco”, ma in formale dipendenza ancora da Bizzozzero.



La fondazione della  Parrocchia



La concessione di un ennesimo cappellano non fu gradita a lungo dai Guronesi, i quali mol-tiplicarono le suppliche, si riunirono in convocato più volte e trovarono nel nuovo Arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli un pastore sensibile alle loro ormai secolari richieste.

La Curia raccolse tutti gli atti e le lettere più importanti, nelle quali si accennava soprattutto alla difficoltà sempre maggiore di recarsi da Gurone a Bizzozzero attraversando la valle Olona lungo “la strada longa e disastrosa… molto faticosa in tutti gli tempi, per la sua montuosità e quantità de’ sassi di cui è ripiena, impraticabile poi nell’inverno per gli ghiacci e nevi…”

Si ottennero: l’assenso del parroco di Bizzozero Turlanda (che si riservo il diritto di fungere da vice-parroco un caso di vacanza della futura parrocchia di Gurone), le lettere patenti del Senato di Milano e addirittura il nulla-osta della Congregazione del Concilio di Roma.

A tutta la pratica appose l’estremo sigillo lo stesso zelante Arcivescovo, il quale di proprio pugno sottoscrisse l’ultimo foglio così: “ 1747, die 8 februari. Ad dominum Vicarium Generalem pro in strumento separationis iuxta petita. Joseph Cardinalis Archiepiscopus “.

Solo sei giorni dopo, 14 febbraio 1747, alla presenza del Vicario Generale Gaetano de Carli e del procuratore dei Guronesi Antonio Rubati, fu rogato il voluminoso Atto notarile d’erezione della Parrocchia di San Lorenzo (cfr. ASM, fondo Cancelleria Arcivescovile, cart. 324): vi furono allegati tutti gli atti in precedenza citati, raccolti nel corso di 6 anni e si definì che il fiume Olona sarebbe stato in nuovo confine “ quod terminus erit utriusque parochialis jurisdictionis “, ricalcando il confine <<civile>> stabilito nel 1635.

La nomina del parroco fu riservata all’Arcivescovo e ai suoi successori, escludendo così qualunque diritto di “presentazione” da parte dei Guronesi che in un primo tempo avrebbero voluto compiere essi stessi la scelta del loro pastore.

Il sacerdote-parroco avrebbe dovuto risiedere stabilmente a Gurone nella casa adiacente alla chiesa, mantenuta e riparata dal Comune di Gurone.

Si precisarono poi attentamente i termini del sostentamento del Parroco, argomento fondamentale in quanto dall’entità della “congrua” dipendeva la sopravvivenza stessa della parrocchia. La somma fu fissata in 360 lire imperiali l’anno da versarsi dallo stesso Comune, quindi da ripartire fra i medesimi poveri abitanti.

A Gurone la parrocchia nacque pertanto povera, potendo contare solo sull’annuale e fisso emolumento concesso dalla comunità e sulle scarse offerte dal raccogliere nelle festività e in occasione dei Sacramenti.

Non sarebbero tardate lamentele e richieste accorate da parte dei parroci perché la somma di 360 lire fosse aumentata.

Da quel giorno di febbraio del 1747 i Guronesi ebbero la loro parrocchia e la piccola chiesa di San Lorenzo, elevata a nuova dignità, potè a stento contenere la loro esultanza.

L’affrancamento da Bizzozzero, in temporalibus e spiritualibus, era definita per sempre.