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STORIA

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia di Gurone

 

Gurone (dal dialetto “grande gola”= valle del fiume Olona), dai documenti finora conosciuti, compare la prima volta  nell’anno 1109, indicata come località  che faceva parte di Bizzozero: la notizia è contenuta in un atto di vendita che MARINO del fu Martino detto de Cesarii e RICHA del fu Adamo Cuxo di Bizzozero, coniugi, di legge longobarda, fanno a favore di BRUNONE  del fu Adamo di Bosto, prete della chiesa di San Vittore inVarese: vendita due due campi in Bizzozero in località << GUIRONI  >>,  rispettivamente  a  Mezanico e in Cermancioni per dodici soldi di denari buoni milanesi.)

Ciò significa che Gurone come località esisteva già molti anni prima del 1109.

 

La dipendenza  patrimoniale di Gurone da Bizzozzero, dato isolato se rapportato al nome di Martino e della moglie Richa che fanno cessione del loro terreno in Gurone, conosce la complessità  delle trasformazioni legate  al costituirsi di grandi proprietà  fondiarie  attornp a certe nobiltà in ascesa;   tra queste i Lovati di Malnate  che nei primi anni del secolo XIII fanno acquisti di terreni di considerevole estensione  a Malnate e a Bizzozero o cedono a San Vittore di Varese in cambio di terre di Malnate “ integritatem  totius decime et iure decimationis in loco et territorio de Malnate”, escluse  le decime  sulla terra “ de loco Besozalo vel de Guirono” 16 luglio 1229) (cfr. LA  CAVA  II, pag. 29)

Ma un’immagine ormai completa di Gurone è quella contenuta in una pergamena di San Vittore, non datata ma da collocarsi a metà del secolo XIII: tale documento, atto preparatorio  di una vasta vendita comprendente tutto o in gran parte il territorio di Bizzozzero, Gurone incluso, rappresenta un’analitica ricognizione ambientale della complessa realtà geografica tramite una vasta gamma di tipologie catastali, nomi di proprietari, confini di terre, nominativi di massari.

Tale pergamena, che manca di intestazione originaria, nel 1700, ad opera dei fratelli Comolli, aveva ricevuto, in difetto della data topica e cronica, il semplice titolo di << In-ventarium bonorum Guroni >>. (ibidem  pag. 32)

L’immagine di Gurone va colta per balenii improvvisi e ricostruita a ritroso nel tempo… :   piccola comunità in un gruppo di case su una amena altura (sopra la valle dell’Olona), cinta da una fascia di boschi di faggi, quercie, castagni… sorvegliato a lato dall’antica Gualda, il bosco così chiamato da una popolazione germanica che vi ha lasciato nel nome il segno della sua presenza.; località impervia da un lato, con una discesa invece più dolce verso il punto in cui la valle si allarga in una vasta conca solcata dall’Olona che raccoglie i corsi d’acqua, da un lato e dall’altro, da sorgenti perenni o da più alti declivi.

Ad oriente Gurone vede il suo territorio sollevarsi leggermente scandito da balze e terrazzamenti che il lavoro ha spisnato sottraendolo alla selva e disseminando di noci e di viti e, in secoli successivi, di gelsi… fino alla località in “summo monte” corrispondente alla denominazione “Belvedere del Catasto Teresiano”.  (ibidem  pag.35)

            Nel  << Liber notitiae sanctorum Mediolani >>, elenco tardo-duecentesco delle chiese e cappelle nella diocesi Ambrosiana, Gurone non viene direttamente menzionata ma appare evidente che, nella ricerca di una chiesa dedicata a San Lorenzo, dobbiamo identificare quella di Gurone come  l’unica assegnata a tale santo in territorio di Bizzozzero, citata così: “Bexozano, ecclesia sancti Laurentii”.  Non vi è dubbio quindi che l’origine del non più esistente (!) chiesa di Gurone fosse medioevale! (cfr. LA CAVA 1998, pag. 60)

 

 

MEDIOEVO  (cfr. LA CAVA, 1998, pag. 59)

 

Gli atti notarili, fortunatamente conservati, sono assai precisi nell’elencare i nomi degli intervenuti alle riunioni di popolo che si tenevano o nella piazza del villaggio o in chiesa, fin dal Medioevo: con un rituale costante nel tempo, alla presenza di un notaio, i capifamiglia si radunavano secondo un sistema che oggi chiameremmo “democrazia diretta”…il tutto veniva poi ratificato dall’autorità superiore.

Gli abitanti di Gurone, battaglieri, ricercarono per secoli un’autonomia che fu poi loro concessa solo nei secoli XVII e XVIII.   Ne sono testimonianza  proprio i verbali di molte adunanze comunali soprattutto dal Cinquecento in poi.

Gli abitanti dell’antica Gurone vissero stretti attorno alla loro chiesa di San Lorenzo, ma senza la certezza della continua assistenza spirituale che deriva dalla presenza di un sacerdote residente.  Del resto né i parroci né il Comune di Bizzozzero furono mai troppo solleciti nell’assecondare i desideri e le esigenze che provenivano dall’altro versante della valle.

 

 

CINQUECENTO  (cfr. LA CAVA, 1998, pag. 61)

           

Con il Cinquecento si giunse alla prima, forzata, sottrazione di Gurone  da Bizzozero e alla sua breve  annessione alla parrocchia di Malnate.

            Nel 1568 la Curia arcivescovile considerò la difficoltà dell’accesso a Gurone attraverso una “vale dirupatisima” e impose l’unione pura e semplice con Malnate , testimoniata dai libri dei battesimi e matrimoni di  quast’ultima parrocchia.       Ciò provocò l’aspra replica dei Guronesi (erano poco più di un centinaio!), i qualii ri-volsero all’Arcivescovo accorate suppliche “non sapendosi la cosa perché” e sottolineando la “gran di scomodità delli abitanti di Gurono et diferenza delli loro tempi votivi con quelli de Malnà”.     Inoltre si erano accorti, molto più prosaicamente, che il Marnatesi volevano obbligarli a contribuire alle riparazioni della chiesa  di San Martino… cosa che certamente non li trovava d’accordo.

            Visto che il parroco di Malnate, Donato Carcano, non si occupava di loro con la necessaria assiduità, i Guronesi riuscirono nel 1569 a tornare sotto la cura di Bizzozero, riconoscendo per loro curato il parroco Ludovico Catiglioni ed impegnandosi al versamento di  uno staio di frumento in cambio dell’amministrazione dei Sacramenti.

            La successiva visita pastorale di San Carlo Borromeo (1574) ratificò questa situazione destinata a non mutare per quasi due secoli

Gli atti della visita forniscono particolari interessanti sulla chiesa di San Lorenzo testimoniando, tra l’altro, che essa era consacrata, aveva la volta sopra l’altare “tota picta sed vetus”, le pareti erano parte imbiancate e parte affrescate ma con “picturecorrose”.      L’edificio versava insomma  in cattive condizioni e l’aggettivo “indecens” ricorre più volte.     Il cimitero si trovava davanti all’ingresso.

 

 

 

Censimento del 1574 voluto da San Carlo Borromeo con questi capifamiglia di Gurone:

                        Bernardino “De Maffiolo”, massaro (13 membri in famiglia)

                        Bernardino “Della Liguarna”, pisonante (5 membri in famiglia)

                        Francesco “ El Brughiera”, massaro ((5 membri in famiglia)

                        Battista “De Angelo”, pisonante (6 membri in famiglia)

                        Gio Maria “Battaino”, pisonante (4 membri in famiglia)

                        Bartolomeo “Meredino”, pisonante (5 membri in famiglia)

                        Nicolò ditto “Il Cola”, massaro (9 membri in famiglia)

                        Francesco “Tesorino”, massaro, (7 membri in famiglia)

                        Francesco “Battaino”,massaro (8 membri in famiglia)

                        Paolino “Battaino”, massaro (8 membri in famiglia)

                        Antonio “Battaino”, massaro (30 membri in famiglia)

                        Cristoforo “Brambilla”, massaro (21 membri in famiglia)

                        Bertolla ditto “Molinaro”, massaro (10 membri in famiglia)

                        Bernardino “Onagro), nassaro (10 membri in famiglia)

                        Paolino “Brambilla”, massaro (6 membri in famiglia)

                        Tomaso “Brambilla” ditto “Il Fra”, cavalcante (4 membri in famiglia)

                        Caterina ditta “La Bosetta”, vedova (2 membri in famiglia)

 

massaro  = lavoratore di terra con aratro e buoi, tanti ettari, e divide il raccolto col proprietario

pisonante = lavoratore di terra bracciante, pochi ettari, e paga fitto in derrate al proprietario

(cfr. LA CAVA  1997, pag. 94)

                                              

Nel 1612 il  cardinale Federico Borromeo permise che nella chiesa  di San Lorenzo si costruisse il Battistero( fatto togliere da San Carlo nella citata sua visita), ma la cura pastorale da parte di Bizzozzero non fu mai esercitata con continuità e non si contano le proteste delgi abitanti di Gurone a questo riguardo.

 

 

 

SEICENTO: il comune autonomo  (cfr. LA CAVA, 1998, pag. 62)

 

 

Non riuscendo ad ottenere alcun miglioramento nel campo religioso, la comunità di Gurone riuscì, nel corso del seicento, ad affermare finalmente la propria autonomia  dal Comune di Bizzozzero

Il documento notarile che sancì la nascita del Comune di Gurone porta la data del 17 febbraio 1635 ed è il primo passo verso una definitiva e completa indipendenza.

La riunione (“il convocato”) dei capifamiglia di Gurone e di Bizzozzero decisero “che si habbia da separare… di commun consenso la detta comunità di Gurone da quella di Bizzozzero, in modo tale che da hora inanti … la detta comunità di Bizzozzero habbia da costituir un Comune co li abitanti nel detto luogho di Bizzozzero et li Habitanti nelle cassine a quello unite, con li possidenti beni in esso territorio ancorché ivi non abitanti solamente; et parimenti quelli che abitano nel detto luogo di Gurone et lui territorio, cioè di là dell’Olona, con li possidenti beni in detto territorio solamente, habbiano da costituire un altro Comune”.

Si decise che Gurone avrebbe pagato dodici staia di sale e che tutti gli altri oneri sarebbero stati ripartiti secondo il rapporto del sale.

Da quel momento le vicende civili di Gurone e Bizzozzero iniziarono cammini separati, seppur paralleli, e negli anni che seguirono furono necessarie le ratifiche  delle Autorità del Ducato.

I primi atti a rilevare con chiarezza anche grafica del nuovo Comune, saranno, nel secolo successivo, quelli del Catasto Teresiano.

 

 

 

SETTECENTO: la parrocchia di San Lorenzo 

(cfr. LA CAVA, 1998, pag. 63)

 

               

All’inizio del secolo XVIII non era ancora risolto il problema della parrocchia.

            Nella chiesa di San Lorenzo v’era, dal 1663, una cappellania semplice di patronato della famiglia Piccinelli, ma certamente né la residenza né l’impegno pastorale degli investiti fu mai troppo rilevante.

            La cappellania era stata fondata  con atto del 17 luglio 1663 dalle sorelle Violanta e Camilla Galbiati.     Solo il 12 settembre 1665 il chierico Ippolito Piccinelli prese possesso del beneficio per procura.   Ecco un elenco dei cappellani:       Ippolito Piccinelli (1665-1733)

                                                                       Giulio Giuseppe Pallavicini (1733-1768)

                                                                       Francesco Corneliani (1768-1799)

                                                                       Carlo Coneliani (1800-1807) da qui poi non si hanno più notizie dei cappellani di San Lorenzo in Gurone.

            Già nel 1716 il Vicario Foraneo di Varese  lamentava infatti che “agli oratori del luogo di Gurone manca un sacerdote che, per comodità di tale popolazione abbastanza distante da detta parrocchiale di Bizzozero, celebri, almeno nei giorni festivi e votivi, sebbene si dica che a quest’onere sia obbligato il reverendo Ippolito Piccinelli, titolare di San Lorenzo di Gurone…”.

            Quindi c’era una certa confusione in quanto, per la chiesa di San Lorenzo, esistevano con-temporaneamente un cappellano e un parroco (quello di Bizzozzero).

            A complicare ulteriormente le cose, si aggiunga che nel 1724 fu eretto un altro beneficio nella chiesa dedicata alla Natività di Maria, oggi detta Sant’Anna, per iniziativa del canonico di S.Vittore in Varese  Alfonso Bizzozzero, che riservò a se e ai suoi successori il diritto di presentazione del cappellano. Il primo investito fu il chierico Carlo Giovanni Bernasconi, poi parroco di Giubiano.

            Nel 1735 fu fondata la Confraternita o <<Compagnia di Nostra Signora Immacolata>>, testimoniando così la grande devozione verso l’immagine della Vergine esistente nella chiesa di San Lorenzo.

Giungiamo così agli anni quaranta del Settecento con una curiosa situazione: a Gurone vi erano due chiese, due benefici, due cappellani, ma la dipendenza da Bizzozzero era ancora immutata e la cura animaruma  del tutto carente.

            Si crearono ulteriori controversie col curato di Bizzozzero che scriveva così al Vicario Generale: “… perché non creda tutto ciò li verrà rappresentato dalli appassionati Guronesi, non avendo essi la mira al bene spirituale ma più tosto alla vanagloria ed ostentatione”.

I Guronesi replicarono allo stesso Vicario così: Caso veramente particolare che circa 400 anime abiano a vivere senza Sacramenti, senza dottrina cristiana, senza prediche e senza afatto disciplina cristiana: credo che ne’ Paesi dove non si esercita la religione cristiana volendo vi sarà più carità e più conclusione.    Il signor Curato non può vedere quelli di Gurone, sparla e dice che sono male lingue.  Le donne e i figlioli di Gurone non sanno quasi cosa sia la Legge di Dio: sono in positura, questa povera gente, di abbandonare e casa et altro e portarsi altrove, o èrocesionalmente da Sua Eminenza dimandando agiuto, o a Roma, ma prima implorano di Vostra Signorìa Illustrissima e Reverendissima carità et assistenza… Se quelli di Gurone vanno a Bizozero in chiesa si sentono a <<butonare>>, e dire che sono quali ribelli, onde può succedere del male; e se non si dà providenza non sono quasi più obligati quelli di Gurone in numero di 348 a non osservare la Legge di Dio perché li son levati li mezzi con loro gran dolore e passione… Credendo francamente la comunità di Gurone che possa trovare carità e giustizia dal suo Pastore, che non vorà che le sue pecore vadino raminghe senza assistenza d’un confessore, et abiano ad averele sue fonzioni di dottrina cristiana… Mai un Vespero, mai una Messa cantata con formalità, mai una benedizione: insomma non sanno confessarsi gli adulti e li piccoli sanno cantare delle canzoni e non sanno altro.     E’, in una parola sola, popolo abbandonato!”

A tale situazione il parroco Turlanda tentò di porre fine nel 1742 con un componimento amichevole, approvato dalle Autorità superiori, che istituiva a Gurone un (terzo!!!) cappellano “mercenario”, da eleggere da parte degli stessi Guronesi, il quale avrebbe dovuto fungere da “quasi-parroco”, ma in formale dipendenza ancora da Bizzozzero.

 

 

La fondazione della Parrocchia

 

La concessione di un ennesimo cappellano non fu gradita a lungo dai Guronesi, i quali mol-tiplicarono le suppliche, si riunirono in convocato più volte e trovarono nel nuovo Arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli un pastore sensibile alle loro ormai secolari richieste.

La Curia raccolse tutti gli atti e le lettere più importanti, nelle quali si accennava soprattutto alla difficoltàsempre maggiore di recarsi da Gurone a Bizzozzero attraversando la valle Olona lungo “la strada longa e disastrosa… molto faticosa in tutti gli tempi, per la sua montuosità e quantità de’ sassi di cui è ripiena, impraticabile poi nell’inverno per gli ghiacci e nevi…”

Si ottennero:  l’assenso del parroco di Bizzozero Turlanda (che si riservo il diritto di fungere da vice-parroco un caso di vacanza della futura parrocchia di Gurone),  le lettere patenti del Senato di Milano e addirittura il nulla-osta della Congregazione del Concilio di Roma.

A tutta la pratica appose l’estremo sigillo lo stesso zelante Arcivescovo, il quale di proprio pugno sottoscrisse l’ultimo foglio così:  “ 1747, die 8 februari.   Ad dominum Vicarium Generalem pro in strumento separationis iuxta petita.    Joseph Cardinalis Archiepiscopus “.

 

 

Solo sei giorni dopo, 14  febbraio  1747, alla presenza del Vicario Generale Gaetano de Carli e del procuratore dei Guronesi Antonio Rubati, fu rogato il voluminoso Atto notarile d’erezione della Parrocchia di San Lorenzo  (cfr. ASM, fondo Cancelleria Arcivescovile, cart. 324): vi furono allegati tutti gli atti in precedenza citati, raccolti nel corso di 6 anni e si definì che il fiume Olona sarebbe stato in nuovo confine “ quod terminus erit utriusque parochialis jurisdictionis “, ricalcando il confine <<civile>> stabilito nel 1635.

            La nomina del parroco fu riservata all’Arcivescovo e ai suoi successori, escludendo così  qualunque diritto di “presentazione” da parte dei Guronesi che in un primo tempo avrebbero voluto compiere  essi stessi la scelta del loro pastore.

            Il sacerdote-parroco avrebbe dovuto risiedere stabilmente a Gurone nella casa adiacente alla chiesa, mantenuta e riparata dal Comune di Gurone.

            Si precisarono poi attentamente i termini del sostentamento del Parroco, argomento fondamentale in quanto  dall’entità della “congrua” dipendeva la sopravvivenza stessa della parrocchia.    La somma fu fissata in 360 lire imperiali l’anno da versarsi  dallo stesso Comune, quindi da ripartire  fra i medesimi poveri abitanti.

            A Gurone la parrocchia nacque pertanto povera, potendo contare solo sull’annuale e fisso emolumento concesso dalla comunità e sulle scarse offerte dal raccogliere nelle festività e in occasione dei Sacramenti.

            Non sarebbero tardate lamentele e richieste accorate da parte dei parroci perché la somma di 360 lire fosse aumentata.

            Da quel giorno di febbraio  del 1747 i Guronesi ebbero la loro parrocchia e la piccola chiesa di San Lorenzo, elevata a nuova dignità, potè a stento contenere la loro esultanza.

            L’affrancamento da Bizzozzero, in temporalibus e spiritualibus, era definita per sempre.

 

 

 

 

 

 

I parroci

 

 

 

 

 

 

Inizia così la serie ininterrotta dei parroci di Gurone.

E’ interessante notare che non sempre si trattava di un sacerdote: se la scelta ricadeva su un chierico (solitamente un accolito), questi poteva, dopo l’elezione, ricevere il suddiaconato, il diaconato e il presbiterato  nel volgere di poche settimane, in virtù di un apposito “indulto apostolico” concesso all’Arcivescovo.

 

 

 

 

 

Squarcio casa del Parroco

 

 

 

 

 

Don CARLO GIUSEPPE rigoli

(1747-1769)

Nato a Cardano al Campo (Varese) il 01 dicenbre 1713

Figlio di Francesco e di Giussani Anna Maria

 

Primo parroco: nominato con bolla del 29 marzo 1747, ricevette il  placet l’8 aprile, prese possesso della parrocchia il 25 aprile, ricevette il suddiaconato il 30 aprile, il diaconato il 7 maggio e finalmente fu ordinato sacerdote il 27 maggio.

Giunto a Gurone e ordinato sacerdote all’età di 33 anni, il parroco Rigoli non tardò a rendersi conto delle reali condizioni della parrocchia, sia dal punto di vista finanziario sia di quelle religioso e pastorale.

            Dopo quelle accorate lettere che li avevano qualificati come <<popolo abbandonato>> i Guronesi poterono tornare sulla retta via e fare affidamento sul proprio pastore, che diventava l’unica presenza sicura, qualificata ed istruita nel loro povero villaggio.

            Nel 1755 un avvenimento grandioso: la visita pastorale del Cardinal Pozzobinelli, grazie al quale conosciamo con esattezza lo stato della chiesa:  vi si conservavano molte reliquie (fra cui il veneratissimo capo di San Donato); l’altare maggiore era parte in pietra e parte in legno assai elaborato e ospitava il simulacro della Beata Vergine Immacolata;  vi erano due cappelle, della Beata Vergine(vuota) e di San Donato (con il quadro del Santo),  nel pavimento si trovavano i sepolcri per i sacerdoti e per il popolo, non essendovi consuetudine di seppellire i morti nel contiguo cimitero, che risultava quindi abbandonato;  il campanile, la sacrestia e l’abitazione del parroco erano “aderenti” alla chiesa.     Il giudizio del Visitatore sulla chiesa era in generale positivo e la suppellettile è detta “decora valde et splendida”.

            Meno lusinghiero è il commento sull’abitazione, bisognosa di restauri, e sui proventi del beneficio ridotti alla congrua di 360 lire e a poco altro.

            E’ ricordata anche la chiesa di S.Maria Nascente, oggi detta S:Anna, di proprietà di don Luigi Bizzozzero di Bizzozzero.

            Il parroco morì il 16/09/1769 ed il suo corpo fu posto nel sepolcro ai piedi dell’altare maggiore.

 

 

 

Don ANGELO MARIA baj

(1770-1797)

Nato a Cantello (Varese) il 21 agosto 1719

Figlio di Gian Battista e di Ferrario Angela Maria

           

Giunse a Gurone già cinquantenne nel 1770. Appartenente ad una famiglia benestante di Ligurno, fu ordinato sacerdote il Sabato Santo del 1745 e il beneficio a lui assegnato nell’Oratorio S. Gregorio a Lambrate è facilmente spiegabile – forse – se consideriamo che il Prevosto di Segrate in quegli anni era Giuseppe Antonio Premoli, membro dell’antica e nota famiglia di Ligurno.

            Soggiornò a lungo nel suo paese natale ma una nota coeva del vicario foraneo di Arcisate ci rivela la sua carica di “maestro di casa dell’eccellentissimo signor marescialino Visconti” a Milano, e ciò denota senz’altro una discreta cultura acquisita dal Baj nel corso di ulteriori studi a Milano.

            Giunse quindi a Gurone nel 1770.

            E’ interessante una nota del regio cancelliere di Varese che descrive la situazione di Gurone così:   “In questo Comune non vi sono bottegai, neppur l’oste, ma bensì diversi artefici che fanno ogni sorta di misure per il grano, cioè staj, quartari,metà e mezze metà e quarti; come pure molti maestri di muro e fornasari che girano il mondo:   Tutti gli altri sono contadini”.

            I verbali dei convocati dell’epoca rivelano poi che molti dei Guronesi – i quali si facevano rappresentare per procura – abitavano nella zona di Novara: in quella città - -che dista da Gurone quanto Milano – era fiorente l’emigrazione di muratori e capimastri locali.

            “In esecuzione della veneratissima Circolare della Regia Intendenza Politica del Ducato”, nel giugno 1788 Gurone ebbe il suo nuovo cimitero costruito <<in economia>> dal capomastro Giovanni Colombo: il luogo prescelto, parte della vigna del beneficio di S,Maria, è ora il piccolo sacrario dei Caduti all’angolo della strada per l’attuale cimitero.

            Nello stesso anno il parroco scriveva: “La Parochia di Gurone non rende che scudi sessanta all’anno (pari a 360 lire imperiali) …Nella detta parochia non vi è sacerdote fuorché il Paroco.    Le anime viventi… sono 316… Vi è un’estrema necessità di un altro sacerdote, massime per la festa, non potendo tutti assistere alla Messa parochiale, e ne’ tempi cattivi le strade per andar altrove a sentire la santa Messa divengono orride, e però (=perciò) molte volte alcuni la perdono…”

            Nel 1792 alcune riparazioni alla casa parrocchiale, al campanile e all’ <<orologio pubblico>> che scopriamo quindi essere già esistente sulla torre. (Archivio Comunale di Malnate, ACG, cart.42, fasc.2)

            Alla fine della sua vita il Curato Baj vide le truppe di Napoleone avanzare in Lombardia e prendere possesso di Milano: ma qualche mese dopo la proclamazione della Repubblica Cisalpina la morte coglieva il settantottenne sacerdote, il 27/11/1797, dopo alcuni mesi di malattia.

            In ossequio al nuovo regime, il parroco di Bizzozzero stese l’atto di morte del “cittadino prete Angelo Maria Baj” , al funerale del quale erano intervenuti “undici cittadini sacerdoti”.

 

 

 

 

 

Don FRANCESCO ferrario

(1799-1821)

Nato a Villadosia, fraz. di Casale Litta (Varese) il 19 settembre 1768

Figlio di Giuseppe e di Vanetti Giuseppa

           

Nacque a Villadosia, fraz. di Casale Litta(Varese) il 19 settembre 1768 dalle seconde nozze del padre con una benestante signora di Inarco.     

Il giovane Francesco, dopo gli studi nel seminario milanese, venne ordinato sacerdote il 14/06/1794 grazie ad un <<titolo sul Fondo di Religione>>, quindi  non percependo i proventi di un vero beneficio ecclesiastico, ma ricevendo una somma da quell’immenso apparato statale creato da Giuseppe II sopprimendo conventi, confraternite, monasteri e incamerando i loro beni.

            Dopo cinque anni trascorsi a Villadosia come cappellano “sussidiario”, il Ferrario venne a sapere nel 1797 del concorso indetto già due volte per la parrocchia di Gurone: quest’ultima era vacante da quasi due anni – inutile negarlo – a motivo della sua scarsa rendita.     Si presentò all’esame da solo e ottenne il beneficio con bolla arcivescovile del 22 luglio.

            Dalla morte del parroco Angelo Maria Baj  passarono ben due anni in cui Gurone non ebbe il proprio pastore. Aveva supplito le funzioni parrocchiali il padre Daniele Bernasconi, ex-carmelitano e probabilemente entusiasta del nuovo ordine repubblicano tanto da scrivere in apertura del duplicato del libro dei battesimi per il 1798 le tanto solenni quanto vane parole <Llibertà – Eguaglianza>>…

            Nei 21 anni trascorsi a Gurone il curato Ferrario non fece che rinnovare, presentandoli a molti Governi succedutisi in quegli anni turbolenti, le sue istanze per avere un aiuto, un sussidio, un mezzo insomma per condurre più decentemente la sua opera pastorale, ma la situazione rimase pressoché la stessa.     Solo nel  1803, il vice-presidente della napoleonica Repubblica Italiana concesse al parroco “che ha tenue prebenda” i redditi di una vigna in paese “con l’onere di una messa mensuale”.

            Pochi anni dopo il tramonto dell’astro napoleonico e il ritorno degli Austriaci, il parroco Ferrario morì in casa propria il 14 aprile 1821, a 52 anni di età.

 

 

 

Don GIUSEPPE gattoni

(1821-1846)

Nato a Cabiaglio, ora Castello Cabiaglio (Varese) il 26 marzo 1776

Figlio di Gian Battista e di Zanoli Michela

           

La Valcuvia e alcune zone circostanti costituiscono, ancora oggi, un’interessante <<isola>> della diocesi comasca completamente circondata da parrocchie delle diocesi di Milano e Lugano.

            Nel 1790 la famiglia Gattoni si trasferì da Cabiaglio a Varese e il giovane Giuseppe si avviò alla vita ecclesiastica come <<vero diocesano di Milano>> col consenso del padre e le lettere dimissorie del vescovo di Como Carlo Rovelli.

            Frequentò le scuole di Varese e dal 1791 servì come chierico nella basilica di S.Vittore, presso la quale ricevette l’istruzione religiosa in anni in cui le istituzioni civili e religiose di Milano attraversavano momenti turbolenti.

            Nel 1799 e 1801 fu provvisto di due benefici nell chiese di Velate e di Morosolo: poté finalmente frequentare il seminario fino al sacerdozio del 26 maggio 1804:

            Durante tutto il periodo napoleonico  si occupò delle due cappellanie a lui assegnate e nel 1815 fu nominato coadiutore nella collegiata di Castiglione Olona, parrocchia “riservata” alla famiglia patrizia dei Castiglioni.

            Il 13 luglio 1821 giunse la nomina a parroco di Gurone.  Assisteva il nuovo curato la sorella maggiore Angela, morta poi a Gurone nel 1834.

            Le difficoltà economiche non erano certo migliorate e le richieste del nuovo parroco si aggiunsero come una litania.

            Le condizioni della popolazione in quegli anni dell’ottocento cominciavano lentamente a vedere miglioramenti con l’attività delle prime scuole. mentre sempre molto rilevante era la tradizionale emigrazione del Novarese.

            I nuovi registri di Stato Civile, voluti dal Governo Austriaco nel 1815, segnlano molti decessi di Guronesi avvenuti per le ancora molto precarie condizioni di lavoro nell’edilizia dell’epoca: il 10 ottobre 1839 “Pavolo Antonini, d’anni 20, contadino muratore, di Gurone” morì in Novara “per caduta di una fabbrica”; il 07 novenbre 1844 la stessa sorte occò a “Serafino Battaini, d’anni 40, muratore, caduto dal alto a Silvano Novarese”.

            Gli atti dell’archivio comunale di Gurone ci segnalano numerosi interventi per riparazioni alla casa parrocchiale e al campanile… segno che il Comune, indiscusso proprietario, si occupava attivamente di tali edifici e ne seguiva costantemente la manutenzione.

            Il parroco Gattoni morì settantenne il 18 settembre 1846.

 

 

 

Don ILARIO cairo

(1847-1888)

Nato a Codogno (Lodi) l’ 11 ottobre 1808

Figlio di Pietro Antonio e di Gatti Vittoria

           

L’identica vicenda che abbiamo rilevato per il suo predecessore, si ripeté negli anni giovanili di Ilario Cairo, nato in una famiglia benestante di tipografi in Codogno.

            Il chierico Ilario “giovine di ottimi costumi e di una condotta veramente esemplare” come lo descrisse il prevosto di S.Maria della Passione, ricevette la tonsura dal Cardonal Gaysruck in persona. Investito poi di un beneficio di patronato della sua familia, entrò nel seminario di Lodi mentre l’ordinazione sacerdotale l’ebbe a Pavia il 10 agosto 1834.      Dopo un breve soggiorno a Milano  si portò all’arcipretura di Vigonzone dove rimase come coadiutore per undici anni.

            Nel luglio del 1847 fu nominato parroco di Gurone con un deciso “salto” geografico, dato che la sua vita si era svolta fono ad allora nella bassa milanese fra Lodi, Milano e Pavia.   Lo seguirono la mamma Vittoria e la sorella Artemisia che però morirà in paese quattro anni più tardi.

            Era l’inizio del più lungo ministero nella stpria della parrocchia di Gurone: don Ilario vi rimarrà parroco infatti per ben 41 anni, dei quali i primi sotto la dominazione austriaca.

            Con don Ilario nella casa parrocchiale iniziarono subito dal primo anno importanti lavori  di riparazione su progetto dell’ingegnere Baldassarre Garoni, e grazie a ciò possiamo disporre della più vecchia pianta dell’edificio a noi nota e qui riportata: i lavori si conclusero nel 1849.

            Durante il servizio pastorale di don Ilario vi fu un avvenimento importante per la parrocchia avvenuto il 05 maggio 1985: la visita pastorale dell’Arcivescovo, conte Bartolomeo Carlo Romilli, il quale veniva a Gurone a ben cento anni di distanza dalla visita del Cardinale Pozzobonelli: per un secolo nessun arcivescovo aveva messo piede in Gurone per una visita pastorale!

            L’Arcivescovo Romilli, proveniente dal Sacro Monte “ad onta di una pioggia direttissima”, giunse in paese in mattinata, celebrò la Santa Messa, amministrò la santa Cresima e fece redigere una relazione sullo stato della chiesa che vale la pena leggere:

 

            “La chiesa parrocchiale di questo paese è assai piccola e capace appena della popolazione, costrutta ad una sola navata.    Ha due cappelle laterali, una dedicata alla vergine Santissima e l’altra – a mano destra entrando – dedicata a San Donato, ove, in una cassetta di legno semplice ma decente, vi si conserva la testa di questo santo…   L’Altare Maggiore è di legno, la mensa di cotto.   Sopra l’Altare vi ha una statua in legno grande al naturale, di buon gusto, rappresentante la Beata Vergine Immacolata.”

 

            Segnaliamo – dato curiosissimo – le tariffe per gli “straordinari”:

                                   <<per un battesimo “si esigono”        lire milanesi 1

                                   <<per ina benedizione                       lire milanesi 1

                                   <<per un matrimonio                         lire milanesi 6

                                   <<per un funerale                              lire milanesi 4

 

La chiesa era perciò la stessa visitata cento anni prima dal Cardinale Pozzobonelli, ormai incapace di contenere le  582  <<anime>> della parrocchia.

Già l’anno successivo alla visita pastorale dell’Arcivescovo Romilli, il convocato degli estimati del Comune di Gurone deliberò per la prima volta l’ampliamento della chiesa di San Lorenzo, ma con una motivazione che ci lascia, a dir poco, sconcertati:

 

 

 

“Regno Lombardo Veneto.   Provincia di Como.   Distretto di Varese.

COMUNE DI GURONE

 

Nel solito luogo delle pubbliche adunanze, questo giorno  11 ottobre 1856…

art. 1   Deliberare sui modi di festeggiare il fausto arrivo e soggiorno delle loro Maestà Imperiali e Reali in lombardia o di perpetuare un tanto avvenimento.

Letta la Delegatizia ordinanza 18 settembre n° 1,  gli intervenuti hanno accolto la notizia col massimo giubilo e con sentimenti di lealtà e di riconoscenza.

Il signor Presidente (Pietro Battaini) poi, a perpetuare questo fausto avvenimento, ha proposto <<che sia ampliata la chiesa>>, essendo ciò indispensabile, urgente e desiderato da tutto il popolo…

Ciò avvenne accolto per acclamazione ed esperitasi per formalità la votazione segreta si ebbero tutti i voti favorevoli, contrari nessuno.

 

 

 

Non avremmo mai immaginato che una chiesa – e specialmente quella di Gurone – potesse essere  <<dedicata>> alla visita dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Elisabetta, detta Sissi Imperatrice.

 

 

 

Comunque le pratiche andarono per le lunghe... passò circa un decennio.

Nell’agosto-settembre 1855 una terribile epidemia di colera, che nella vicina Vedano uccise circa 60 persone, fece nella piccola comunità di Gurone 10 vittime, a ricordo dei quali fu eretta la cappelletta in paese.

 I lavori di ampliamento della chiesa iniziarono nell’estate del 1864, quando ormai il dominio austriaco era da cinque anni tramontato.

Nel 1875 si intrapresero i lavori  alla casa parrocchiale.

Nel 1880-81  fu costruito il cimitero nel sito attuale, sempre su progetto di Ferdinando Antognazza, per la cospicua spesa di quasi 4000 lire.

 

Non sappiamo quale contributo possa aver dato il parroco don Ilario a queste opere che,  ricordiamo, furono sempre a carico del Comune.

 

L’anziano sacerdote, afflitto negli ultimi anni dalle infelici condizioni economiche e tormentato da una infermità che gli impediva persino di salire i gradini dell’Altere senza essere aiutato, si spense il 1° novembre 1888.

Il parroco descrisse le sue tristi condizioni economiche già nel 1883, in una richiesta di sussidio.   Già negli anni precedenti gli era stato concesso un piccolo contributo alla congrua ma il suo beneficio rimaneva (sono le sue parole) <<uno dei più miserabili e quindi insufficiente al proprio sostentamento>>,  visto che egli  <<del proprio nulla possiede>>.    L’attività del beneficio era di sole 443 lire annue.

 

 

 

 

Don GRAZIANO  citterio

(1889–1928)

Nato a Olgelasca, fraz. di Brenna (Como) il 19 giugno 1856

Figlio di Carlo Andrea e di Brioschi Margherita

           

Nacque ad Olgelasca il 19 giugno 1956.

            La famiglia Citterio era dedita all’agricoltura nel piccolo villaggio di Olgelasca, frazione di Brenna (CO), passato amministrativamente da Mariano Comense a Brenna nel 1850: Graziano e i suoi fratelli nacquero perciò nella stessa cascina ma furono battezzati e registrati in due diverse parrocchie.

            Il giovane compì gli studi regolari nel seminario e fu consacrato sacerdote il 22 maggio 1880 quando ancora non aveva compiuto 24 anni e pertanto con òa necessaria dispensa pontificia.

            I tempi erano ben mutati da quando, quarant’anni prima, don Ilario Cairo aveva ricevuto ancora il titolo di una cappellania  di cui la sua famiglia aveva il patronato.

Ora invece con don Graziano era invalso l’uso <<moderno>> di assegnare i novelli sacerdoti ad una parrocchia come coadiutori i quali poi continuavano il loro servizio pastorale con la nomina di parroco.

            Il giovane prete don Graziano fu inviato a Ronco Brigantino nella parrocchia di S.Ambrogio come coadiutore fino al 1885 e poi trasferito, sempre come coadiutore, sempre nel 1885, alla parrocchia di Gurone, in aiuto a don Ilario Cairo di cui diventò successore come parroco di Gurone nel 1889, dove vi rimase quindi per ben 43 anni.

            Infatti la malferma salute di don Ilario Cairo aveva finalmente convinto la Curia ad assegnargli un aiuto: alla sua morte il Citterio fu nominato prima Vicario spirituale e poi, il 16 febbraio 1889, ebbe la bolla da Roma che lo nominava parroco a seguito del lusinghiero apprezzamento fatto su di lui dalla Curia di Milano.

            Era infatti in vigore la regola secondo cui i benefici rimasti vacanti  <<in Novembris et certiis aliis tunc espressis mensibus, extra Romanam Curiam alias quam per resignationem vocatura>> erano di collazione pontificia.  In realtà, la Curia milanese suggeriva un candidato  ( <<… maximam benevolentiam populi Guronensis et desiderium sui sibi conciliavit dignum, sane se praebet qui ad Parochi munus in Paroecia Guronii proponatur)  per il quale era emessa la bolla.   Seguiva poi un’ulteriore ratifica da parte della Curia.

            Seguì il regio  decreto del 20 giugno 1989 col quale Umberto I° concedeva, secondo una nuova prassi, il  <<Regio exequatur>> alla nomina a parroco.

            Don Graziano si trasferì a Gurone con la sorella Sofia (nata nel 1858) e il fratello Francesco (del 1860), calzolaio.   Un figlio di quest’ultimo, Carlo, morirà in Albania come sottotenente nel 1917.

 

            La popolazione del paese era aumentata fino ad arrivare a 743 unità, secondo il registro anagrafico dell’epoca ma non erano migliorate le condizioni  economiche della parrocchia.

            Infatti il subeconomo dei varese scriveva nel 1890:   << Il beneficio parrocchiale di Gurone è di rendita senza dubbio limitatissima… ed anche poco è da sperarsi per incerti di stola, essendo la popolazione piccola e non ricca.   Dalle informazioni assunte poi mi risulta che il sacerdote Citterio non possiede beni propri di famiglia e che trae il suo sostentamento dall’esercizio del suo ministero. >>

            Un bell’esempio di povertà evangelica, senz’altro, ma non è certamente immaginabile che un sacerdote vivesse implorando di anno in anno un sussidio allo Stato perché la sua congrua era – ritrovammo questa parola già usata dal parroco Cairo -  veramente “miserabile”.

 

            Nel 1897 furono fondate le Pie Unioni dei Luigini e delle Figlie di Maria.

            Il  01 agosto 1898 giunse il Beato Cardinale Andrea Ferrari in visita pastorale.

            Il parroco rilevò che << in generale i costumi del paese sono buoni >>  ma fece notare il bisogno di una chiesa più grande perché la popolazione era ascesa a 830 abitanti.

            Notiamo che negli atti della visita pastorale l’epoca della costruzione della chiesa di San Lorenzo è indicata:  << circa 1400>>.   Sono rilevate poi  << due immagini di Maria Vergine che si dicono della scuola di Giotto (sic!)  e alquanto preziose>>.

E’ ricordato anche l’Oratorio di S.Anna, che qui compare per la prima volta con questo titolo, di proprietà   <<del signor dottor Cattaneo>> e nel quale non era più esistente quel beneficio che per due secoli aveva assicurato una , se non costante, almeno saltuaria celebrazione delle SS.Messe in aggiunta a quelle parrocchiali.

            La Confraternita della B.V.Immacolata riuniva 60 confratelli e ben 224 consorelle.

 

            Vi furono nel seguito altre visite pastorali, altre opere si compirono in paese come l’ulteriore ampliamento del cimitero, e,  senza che vi siano avvenimenti di rilievo a noi noti per la Parrocchia, si aggiunse alla tragedia della Prima Guerra Mondiale e al relativo dopo-guerra.

 

            Nel 1926 don Graziano, ormai settantenne, perse la sorella Sofia che lo aveva ininterrottamente assistito.

            L’anno successivo l’intera comunità di Gurone fu sconvolta da un avvenimento civile, le cui conseguenze si ripercuotono ancora oggi nella marginalità  (inutile nasconderlo) del paese e nel suo poco felice ruolo di <<frazione>>.    Si tratta della soppressione, dopo quasi tre secoli, del Comune di Gurone e della sua aggregazionea Malnate.  Il regio decreto del 12 agosto 1927, n° 2444, pose fine ad una autonomia lungamente cercata – come già vedemmo – e strenuamente difesa nel tempo.

Fu un atto d’autorità del Governo fascista che intese razionalizzare le amministrazioni comunali misurandole solo in termini di numero di abitanti e di rilievo economico.

Vana fu la strenua difesa dell’identità di Gurone fatta dal Podestà Aristide Migliavacca (che pure di Gurone non era):

 

<< Il pur modesto Comune di Gurone offre nel suo passato, con alcuni fatti salienti, un progressivo e costante sviluppo, tanto nelle condizioni materiali di vita quanto in manifestazioni di civismo e miglioramento sociale….

La demarcazione territoriale fra i due Comuni di Malnate e Gurone è chiaramente palese, ma purtroppo ancor più risaltano differenze d’indole morale e sentimentale, per le quali la fusione non potrebbe altro che rimanere un atto di coazione non per nulla sentito e condiviso dalla popolazione di Gurone.

Infatti tutte le manifestazioni di iniziativa privata, frutto tangibile dell’affetto e dell’attaccamento di una generazione, verrebbero a mancare di ulteriore sostegno, quando mancasse il sentimento che le ha ispirate.

Non spirito quindi di ristretto campanilismo, ma semplicemente il desiderio di una giusta indipendenza per un gruppo di famiglie che hanno saputo fin qui reggere con onore e soddisfazione le sorti del loro Comune e, nello stesso tempo, una preoccupazione di vedersi parte periferica di un maggior centro, quasi trascurati per altre necessità più immanenti e materiali, ed i contributi oggi localizzati in miglioramenti di loro immediato e tangibile interesse, assorbiti dal maggior centro.>> (Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale e del Podestà 1913-27, deliberazione del 23 maggio 1927)

 

                        A settant’anni di distanza – inutile tacere la realtà dei fatti – possiamo affermare che il Podestà fu buon profeta, ed è un peccato che i Guronesi non abbiano voluto (o saputo) riconquistare la loro autonomia dopo la guerra, come del resto fecero molti altri paesi colpiti dallo stesso provvedimento ( INduno Olona, Brunello, Drezzo…).

 

                        La Parrocchia e il Parroco rimanevano i soli <<simboli>> dell’identità guronese, ma il parroco Citterio, anziano ed ammalato, non potè ulteriormente prendersi cura dei suoi fedeli perché la morte lo colse il06 settembre 1928.

            Quei Guronesi che ancora oggi lo ricordano hanno conservato di lui l’idea di “sacerdote esemplare” testimoniata dalla sua lapide al cimitero.

 

 

 

 

 

Don GIUSEPPE crosti

(1929 – 1951)

Nato a Tradate (Varese) il 09 aprile 1876

Figlio di Luigi e di Broggi Felicita

Morto a Vedano Olona il 29 dicembre 1954

 

 

                        Originario di Tradate, ma successivamente trasferitosi con la famiglia a Rescaldina, don Giuseppe Crosti seguì i corsi regolari del ginnasio, del liceo e di teologia nel Seminario Arcivescovile, a seguito dei quali fu ordinato sacerdote il 01 giugno 1901 ritrovandosi così – come si dice – compagno di Messa del malnatese don Carlo Sonzini del quale è in corso ora il processo di beatificazione.

                        Fu inviato subito come coadiutore a Ispra, per poi esercitare il medesimo ministero a Gerenzano (1903) e a Dairago presso Legnano (1907).

                        Nel 1911 gli giunse la nomina a parroco di Vizzola Ticino, piccolo villaggio nei pressi dell’aereoporto di Malpensa, ove rimase per diciassette anni.

 

                        Alla morte di don Graziano Citterio, il 10 settembre 1928 don Giuseppe fu nominato Vicario Spirituale in “cura vacante”, carica che mantenne per un anno intero.

           

                        Il 24 settembre dell’anno successivo il Card. Ildefonso Schuster lo confermò a Gurone come parroco e l’ngresso solenne avvenne il 27 novembre alla presenza del Vicario Foraneo e Prevosto di Malnate don Severino Lazzari.

 

 

                        Una singolare lettera della Regia Prefettura di Varese (da poco elevata a capoluogo di provincia) può farci rendere conto di quanto le Autorità dell’epoca entrassero nel merito di un fatto così delicato come il giudizio morale su di un sacerdote, seppur con parole assolutamente lusinghiere:

 

“Varese, li 13 ottobre 1929 – anno VII

A Sua Eccellenza il Procuratore Generale del Re presso la Corte d’Appello di Milano.

 

(…) mi pregio riferire all’Eccellenza Vostra che il sacerdote Crosti Giuseppe fu Luigi.

 (…), residente in Gurone, proposto parroco della stessa frazione di Gurone, è persona di ottima condotta morale e politica.  Il medesimo ha una vasta cultura, è intelligente ed energico, è di indole buona e caritatevole, dimostra apertamente la sua ammirazione pel Governo nazionale ed infine, per il complesso di tutte le sue buone qualità di Sacerdote, si è meritata la stima e l’affetto degli abitanti della parrocchia di Gurone.   Ciò premesso, esprimo parere favorevole affinché il Reverendo predetto venga nominato titolare del Beneficio Parrocchiale della frazione di Gurone.                                                                            Il Prefetto (Gino Brogi)”

 

Gurone, ormai soggetta a Malnate dal punto di vista amministrativo, era divenuta <<parte periferica di un maggior centro>> come aveva previsto il Podestà Migliavacca: fu il nuovo parroco a rendersi portavoce in prima persona delle aspirazioni dei Guronesi, costituendo subito un Comitato in paese per risolvere il problema di sempre, l’insufficienza della chiesa parrocchiale.

Già nel dicembre 1929 la commissione chiese alla Curia un sopralluogo che stabilisse <<se sia più conveniente l’ampliamento della chiesa esistente (…) oppure si debba costruire la nuova parrocchiale>>.

Il 09 gennaio 1930 la visita degli esperti giunti da Milano stabiliva <<l’assoluta insufficienza della chiesa attuale>>, già ampliata in passato e non ulteriormente modificabile, per cui si ritenne <<preferibile sotto tutti gli aspetti la decisione di una costruzione ex-novo, la quale è pure desiderata dalla popolazione>>.

A questo giudizio del canonico Oreste Pantalini, si aggiunse quello ancor più preciso di mons. Maini: <<è nostro desiderio che la chiesa parrocchiale di Gurone venga costruita ex-novo>>.

Fatta (o subìta) questa scelta, il problema che si presentava era la località ove progettare il nuovo edificio.

Le offerte raccolte permisero dopo qualche anno di acquistare un terreno di fronte all’Asilo, ma incominciarono a questo punto a sorgere difficoltà e contrasti fra il Comitato, il Parroco, la Curia e l’Autorità politica in merito a tale ubicazione, preferendosi da alcuni (tra i quali il Parroco) il terreno a sud della vecchia chiesa.

La Curia nel 1938 decise <<definitivamente>> la costruzione presso l’Asilo, ma i dissidi continuarono e la guerra interruppe temporaneamente una vicenda che pareva senza soluzione.

Finito il conflitto , il problema della nuova chiesa si ripresentò in tutta la sua complessità, aggravato anche dalle cattive condizioni di salute del Parroco.

La Curia il 30 settembre 1949, desiderando sollevare don Crosti dalle pesanti incombenze parrocchiali e, dietro sua stessa richiesta, nominò vicario <<sede plena>> il prevosto di Malnate don Giuseppe Bosetti, che diventò così legittimo responsabile della parrocchia.

Don Crosti manifestò l’intenzione di rinunciare alla sua carica, ormai solo nominale, e chiese, in una lettera al Card. Schuster se vi fosse la possibilità di un’altra parrocchia come quella del Sacro Monte, ma i suoi desideri non poterono aver seguito.

A più riprese manifestò nelle sue lettere la sua amarezza per la <<miserabilissima parrocchia di Gurone>> e rimane il dilemma se si trattasse di un giudizio morale, economico, religioso o d’altro tipo ancora.

Il 03 luglio 1951 il Parroco Crosti rinunciò ufficialmente al titolo parrocchiale e si trasferì a Vedano Olona presso l’antica chiesa di San Pancrazio, dove prosegu+ il suo monistero in aiuto al parroco locale.

Morì il 29 dicembre 1954 e fu sepolto nel cimitero di Gurone.

 

 

 

 

Don PIERINO quaglia

1951 – 1974

Nato a Cascina Meriggia, fraz. di Baggio (Milano) il 19 maggio 1913

Figlio di Ambrogio e di Antonini Virginia

 

La Cascina Meriggia, allora abitata da 150 persone, eraed è sotto la parrocchia di Seguro (fraz. di Settimo Milanese), dove fu battezzato il piccolo Pietro, nono figlio dei coniugi Quaglia.

Al contrario, la Cascina fa capo amministrativamente a Baggio, Comune soppresso e passato a Milano, creando una vicenda assai curiosa di “doppia appartenenza”.

Lo stesso nome del sacerdote è Pierino allo Stato civile e Pietro sull’atto di battesimo.

Ordinato quando già in Europa infuriava la guerra, il 18 maggio 1940, don Pierino Quaglia trascorse quei difficili annicome coadiutore dapprima a Limbiate, indi alla Barona (1941) e successivamente (1943) a Ronco Briantino, sessant’anni dopo l’identica esperienza di don Graziano Citterio.

Nell’estate del 1951, a seguito di concorso, venne a Gurone come ottavo parroco, trovandosi subito alle prese con l’irrisolta vicenda della nuova chiesa, per la quale si discuteva ormai da più di vent’anni.

A seguito dell’acquisto del terreno a meridione del vecchio San Lorenzo, di proprietà di Ungaro Marazzi, si pose la parola fine a tutte le controversie affidando il progetto per il nuovo edificio all’architetto Giuseppe Polvara, nipote del fondatore dell’Istituto Beato Angelico.

                                                                         

                                                                  

 

           

 

 

 

La chiesa nuova fu compiuta e, sulla facciata, una moderna e luminosa vetrata del pittore Trento Lungaretti rappresenta la figura del Parroco nell’atto di offrire l’opera a S. Lorenzo.

            Nella chiesa  sono poi stati sistemati mobili (bellissimo quello in sagrestia), quadri e affreschi della vecchia chiesa, fra i quali il Crocifisso situato sopra l’altare, la statua dell’Immacolata e la venerata Madonna del Latte (ora nella cappellina invernale), oggetto di grande devozione dei Guronesi.

 

     

 

Il problema che tuttavia si poneva in tutta la sua gravità era: che fare della antica chiesa?

 

                          

 

 

La sua presenza era certamente d’ingombro per la nuova facciata e la soluzione di una felice convivenza – attuata ad esempio a Biumo Inferiore (VA)- appariva improbabile e difficoltosa.

            Si trattava dello stesso caso del vecchio campanile di Malnate, sacrificato nel 1948 in quanto la scelta del ribaltamento della chiesa aveva creato la situazione assurda di un campanile davanti alla porta.

            Ma a Gurone c’era addirittura davanti alla nuova chiesa tutto un edificio antico e intriso di storia, per il quale s’erano affaticate generazioni intere di Guronesi che vi riconoscevano il simbolo stesso della loro identità e del quale le pur cospicue tracce di antichità erano solo da mettere in luce…quante gioie di battesimi…quanta felicità d’amore di matrimoni celebrati… quante lacrime di dolore versate nei funerali…

 

            Alla partenza di don Quaglia da Gurone nel 1974 ancora il problema rimaneva in eredità al suo successore.

            Nel frattempo va ricordato che il paese aveva visto sorgere quei nuovi agglomerati che, con termine piuttosto infelice, furono definiti “villaggi” (villaggio Fratelli d’Italia, villaggio Primavera, villaggio del Sole o peggio zona 167):  l’antico nucleo del paese rimase intatto, ma la parrocchia si ritrovò con un considerevole aumento di fedeli.

 

            Il nostro sacerdote ha risieduto poi a Dugnano, a Cislago (1977) e dal 1993 è ospite dell’Istituto Palazzolo di Milano.

 

 

 

DON  REMO gerolami

1977 – 1989

Nato a Parigi il 13 marzo 1936

Figlio di Angelo e di Fabris Rina

 

 

                Don Remo ha visto la luce in terra di Francia, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro.

            Tornato in Italia ha frequentato il seminario ed è stato ordinato sacerdote il 30 aprile 1960.

            Coadiutore lo stesso anno a Sant’Albino di Monza e a San Damiano di Brugherio, lo è stato poi a Corsico.    Nel 1977 è stato nominato parroco di Gurone.

 

 

 

            Dopo la rinuncia di don Quaglia nel 1974, la parrocchia di San Lorenzo era stata affidata a Padre Albano Giolo, dell’Istituto S.Ambrogio per le Vicarie, uno cioè dei “vicari oblati” della Diocesi.

            Nato nel 1931 a Correzzola in provincia di Padova e ordinato sacerdote nel 1955, padre Albano, nei tre anni di permanenza a Gurone, si era adoperato con energia per il paese.

            Nel 1975 la scelta di demolire la vecchia chiesa (ufficialmente già “pericolante” per le Autorità) era inevitabile e in quell’anno il nuovo San Lorenzo fu liberato da quell’ “ingombrante” (e pur preziosa!!!) presenza.

 

   

All’arrivo di don Remo, la parrocchia si era assai ampliata – come abbiamo visto – nei suoi orizzonti umani, ma occorreva dare ai nuov i e vecchi abitanti motivi di coesione sociale e religiosa che andassero al di là della frequenza alla Messa domenicale.

 

 

            Il  << PALIO >> di Gurone nacque proprio col lodevole intento di essere un occasione di festa, col necessario spirito di competizione, coinvolgendo antichi e nuovi ‘rioni’ del paese in un abbraccio comune.  Per anni il Palio fu vivo per carri allegorici, febbre di impegno per tanti e gioia di festa per tutti.

 

            Altro “monumento” (questa volta in muratura) alla fraternità parrocchiale e alla preoccupazione educativa fu il nuovo ORATORIO sorto accanto alla chiesa: un ambiente bellissimo, spazioso e funzionale per il divertimento , la musica, la preghiera, l’accoglienza, lo sport e per tutte quelle attività di cui una parrocchia abbisogna.

 

            Don Remo ebbe il conforto di un coadiutore, don Daniele Caspani, che si dedicò con tanto amore ed energia all’Oratorio con tutte le sue attività.

 

            L’ 11 ottobre 1987 il Card. Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, ha consacrato la NUOVA CHIESA PARROCCHIALE, in occasione del 240° anniversario della istituzione della parrocchia avvenuta il 14 febbraio 1747.   Benedisse anche il nuovo ORATORIO.

 

            Dal 1989 don Remo è stato chiamato a maggiori responsabilità come prevosto di San Luca in Milano: questo ‘nono’ parroco di Gurone fu anche il  ‘primo’ che nella storia del paese abbia lasciato la parrocchia per un nuovo incarico.

 

 

 

 

10°

Don STEFANO gorini

1990 – 2001

Nato a Gorla Minore (Varese) il  22 marzo 1946

Figlio di Carlo e di Colombo Maria

 

            Nativo di Gorla Minore, come il compianto prevosto di Malnate don Bosetti, don Stefano è stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1971 e ha ricoperto l’incarico di vicario parrocchiale a Boffalora sopra Ticino, indi a Fagnano Olona (1984).

 

            Parroco a Gurone dal 1990, ha raccolto l’eredità di don Remo continuando le attività così felicemente intraprese dal suo predecessore.

 

            La scarsità attuale dei sacerdoti in diocesi ha fatto sì, tuttavia, che gli sia stato tolto il valido aiuto di un vicario come don Daniele, trasferito a Vimodrone.

 

            Negli ultimi anni si sono compiute opere significative per la parrocchia come il restauro dell’antico campanile che ormai era diventato una nota stonata davanti al prospetto della moderna chiesa.

 

            Gli amanti della musica sacra, inoltre, possono godere dal 1997 delle melodie che si sprigionano dal nuovo organo, strumento d’avanguardia che, oltre a sostenere la preghiera liturgica, dovrebbe infondere nei vicini malnatesi un po’ di santa invidia.

 

           

 

 

 

11°

Don VINIERO roncarati

2001 - …

Nato a Bovisio Masciago (Milano) il  18 aprile 1935

Figlio di Biagio e di Rivolta Carolina

 

            Don Viniero nato a Bovisio Masciago, venne spostato dalla famiglia, con la sorella Alice, dopo due anni a Binzago di Cesano Maderno.  Dalle scuole elementari con la famiglia abitò a Seregno dove crebbe fino al 1955, indi, sempre con la famiglia ritornò a Binzago quando divenne sacerdote.

            Per i primi tre anni della Scuola Media fu seminarista presso l’Istituto Madonnina del Grappa nella casa di Cristo Re a Erba (Como).

            Entrò nei seminari di Milano nel 1950, anno santo, e precisamente prima a Seveso e poi a Venegono Inferiore (Va) da dove uscì sacerdote.

            Venne ordinato sacerdote nel Duomo di Milano il 28 giugno 1959 da S.Emin. il Card. Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI.

            Fu mandato subito come coadiutore a Magnago (MI) dove rimase fino al 1968.

            Fu mandato poi, sempre come coadiutore a Oggiono di Lecco dove rimase fino al 1976.

            Nominato dal Card. Carlo Maria Martini parroco di San lorenzo di Parabiago (MI) vi rimase fino al 1989.

            Venne poi nominato parroco della parrocchia di San Giovanni in Rho (MI) e vi rimase fino al 2001.

            Dal  settembre 2001 è parroco di Gurone di Malnate (VA).

 

 
   

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